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Tassi Euribor negativi, mutui indicizzati ancora alti: Adusbef e Federconsumatori protestano

Per determinare il tasso di interesse del mutuo, la banca somma ai tassi di riferimento un’aliquota detta “spread”, che rappresenta il guadagno dell’istituto di credito, che può variare a seconda del tipo di prodotto e di durata del mutuo, con valori molto diversi da una banca all’altra. Il calcolo della rata di un mutuo a tasso variabile è effettuato di rata in rata (di mese in mese per la maggior parte dei contratti) sommando allo spread (la % fissa stabilita dalla banca a inizio del contratto che rappresenta il guadagno lordo degli istituti su un prestito) il tasso di indicizzazione scelto  per la maggior parte dei casi, Euribor a 1 e 3 mesi. L’Euribor ad 1 mese è sceso sottozero da gennaio 2015, ma non Il tasso finale dei mutui ad esso ancorati, la cui media registrata ai sensi della legge anti usura 108/96, rilevati da Bankitalia e Mef, sono attestati nel primo trimestre gennaio/marzo 2015, al 2,83%, con il tasso soglia (oltre il quale un mutuo diventa usurario), pari al 7,5375 per cento.

Le banche quindi, che sono state finanziate finora dalla Bce al tasso dello 0,005%, da oggi saranno pagate dalla Bce per offrire prestiti e mutui, non hanno rispettato alcuna normativa di trasparenza e correttezza delle condizioni pattuite con la clientela, a volte anche applicando clausole di “tasso minimo” (“floor clause”) non pubblicizzate e non incluse nella pertinente documentazione di trasparenza e nella modulistica contrattuale.

E poiché Adusbef e Federconsumatori hanno denunciato tali comportamenti scorretti delle banche, stigmatizzati perfino da Bankitalia che lamenta siano giunte a via Nazionale reclami e denunce secondo le quali,quando il tasso va sotto zero, lo spread “riparte” invece da zero, con una lettera della Banca d’Italia agli intermediari che li invita a verificare i loro sistemi informatici: «Nel caso in cui i parametri di indicizzazione assumano valore negativo, determinino correttamente il tasso di interesse applicabile a ciascun rapporto e all’ammontare degli interessi tempo per tempo il cui valore dovuto «tempo per tempo» è quello che parte dal valore del parametro di indicizzazione (anche negativo) più lo spread, a meno che la soglia minima per il tasso non fosse stata inserita nel contratto e illustrata ai clienti, l’unica soluzione è quella di restituire il maltolto ai contraenti.

Prendendo in parola la lettera di Bankitalia inviata alle banche, chiamate anche a fare una verifica delle «condotte finora seguite nella determinazione degli interessi finora dovuti e provvedere alle conseguenti restituzioni» nel caso non si siano rispettate le regole sul valore negativo dei valori di indicizzazione, Adusbef e Federconsumatori attendono i dovuti risarcimenti. Che devono arrivare in maniera automatica ai mutuatari, senza fare ricorso all’Autorità giudiziaria.

Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)

Fonte: Il Cittadino online